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martedì 24 marzo 2015

Attività e iniziative



LABORATORIO: "IMPARARE UN METODO DI STUDIO"Autonomia nei compiti a casa

10/12 INCONTRI IN PICCOLO GRUPPO PER ACQUISIRE UN METODO DI STUDIO APPLICABILE A TUTTE LE MATERIE

L’obiettivo del corso è quello di trasmettere a bambini e ragazzi le competenze necessarie per lo studio in autonomia.
Ogni incontro verte su specifici temi ed attività.

Contenuti delle sedute:

- Organizzazione del tempo , uso del diario, preparazione della cartella;
- Prendere appunti durante la lezione;
- Studiare sui libri di testo: Come affrontare diversi tipi di testo, imparare a sottolineare e ad annotare;
- Dal testo alla mappa: Impariamo insieme a creare le mappe;
- Il ripasso e l’esposizione;
- Affrontare diversi tipi di verifiche;
- Strumenti compensativi per studiare in autonomia.   

A chi si rivolge:

- Bambini della scuola primaria;
- Ragazzi della scuola secondaria.

Conduttore:

Dr.ssa Claudia Agrella, Psicologa specializzata in Disturbi dell’Apprendimento.

Per informazioni e prenotazioni:


Tel.338/3176914 - email: arcobalenodellanimaonlus@gmail.com

venerdì 29 marzo 2013

DSA E TERAPIA.


Lavorare con i bambini che presentano disturbo specifico di apprendimento, richiede competenze acquisite sia in campo diagnostico che terapeutico; una diagnosi accurata che pone in evidenza, oltre alle difficoltà di base, anche gli ambiti di competenza e di potenzialità del soggetto, permette la progettazione e l’attuazione di percorsi terapeutici personalizzati ed efficaci che garantiscono l’evoluzione dei processi di acquisizione della letto -  scrittura e logico – matematici, riducendo le difficoltà e promovendo la conquista di livelli più adeguati di autostima.
E’ inoltre importante riuscire ad entrare in contatto con la sofferenza di questi bambini, con la loro ansia, con il loro disagio, spesso alla base di condotte inadeguate, di atteggiamenti oppositori e provocatori, di reazioni di disimpegno, frequentemente osservabili in questi soggetti, soprattutto quando il problema non è stato riconosciuto precocemente.
Il bambino con disturbo specifico si trova spesso stretto in una morsa: egli non conosce la propria difficoltà, ma, con l’ingresso della scuola elementare, inizia a vivere esperienze negative e frustranti; i compagni apprendono e imparano a fare ciò che a lui rimane difficile, gli insegnanti lo sollecitano, mettono in evidenza i suoi errori, lo stimolano a lavorare meglio al punto che, nel bambino, può farsi strada una terribile certezza: non so fare, non sono capace.
D’altro canto i docenti si sentono persi: quel bambino ai loro occhi appare intelligente, curioso e allora, perché non apprende? Forse non si impegna abbastanza, forse non è interessato alle attività, forse ha troppa voglia di giocare… ed ecco che iniziano a prendere campo le sollecitazioni e i rimproveri, gli atteggiamenti di eccessiva gratificazione alternati ad atteggiamenti di scoraggiamento e avvilimento.
Nel frattempo la famiglia ha già avvertito il pericolo; i genitori si rendono conto che il loro figlio procede più lentamente dei compagni, i compiti a casa sono una tragedia… eppure sembrava un bambino capace, vivace, sveglio.
Quando anche gli insegnanti confermano la difficoltà,  i genitori si sentono feriti, quasi offesi e, dopo i primi momenti di smarrimento, iniziano a porre in atto reazioni che, a seconda dei casi, sono molto diverse tra loro.
In alcune situazioni, la comunicazione ricevuta sul figlio scatena vecchi conflitti nella coppia genitoriale, ciascun genitore valuta la situazione con parametri diversi e indica diverse soluzioni, si attribuiscono reciprocamente responsabilità, manchevolezze, colpe e il figlio viene a trovarsi in mezzo ad ostilità talvolta manifeste, talvolta tacite, ma ugualmente dolorose. Oltre ad essere incapace a scuola egli si sente anche causa dei litigi tra i genitori.
In altre situazioni la coppia genitoriale si coalizza, ma individua nella scuola il nemico da combattere; in questi casi gli insegnanti sono considerati incompetenti, per cui i genitori si mettono alla ricerca di risposte che confermino le adeguate capacità del proprio figlio. Il loro obiettivo non sembra essere quello di trovare soluzioni al problema, ma quello di invalidare il parere dei docenti, di dimostrare che sono questi ultimi ad avere sbagliato.
Difficilmente si giunge a porre in atto una modalità di relazione collaborativa tra scuola e famiglia; quando questo avviene, si assiste a uno scambio di informazioni utili, alla condivisione di conoscenze, che rendono il percorso che conduce all’individuazione del problema e alla ricerca di adeguate modalità di lavoro più sereno e maggiormente improntato alla fiducia.

Fonte: 

venerdì 1 marzo 2013

AIUTARE NEI COMPITI SCOLASTICI I BAMBINI DSA;
CONSIGLI PER I GENITORI

I compiti a casa possono essere “l’incubo” giornaliero del bambino dislessico e della sua famiglia. Vi riportiamo alcuni consigli per rendere i compiti utili all’apprendimento e non un motivo di scontro tra voi e il ragazzo.
Per prima cosa ricordatevi che il fine dei compiti scolastici è praticare qualcosa che si è già appreso a scuola. Se il compito è troppo difficile parlatene con l’insegnante. Non permettete che vostro figlio si senta frustrato se i compiti sono troppo difficili o troppo lunghi per le sue forze. Spesso aiuta dargli compiti più semplici e diminuire notevolmente il volume.

STABILIRE UNA ROUTINE

Programmate una routine quotidiana nell’esecuzione dei compiti scolastici. Una programmazione scritta appesa ad una muro vicino al posto di studio, sarebbe la cosa più indicata. Lasciate lo spazio alle attività extra scolastiche. Il luogo dove si studia deve essere tranquillo, con ampio spazio di lavoro e tutto il materiale a disposizione (matite, carte geografiche etc.). Il tavolo da cucina va bene solo per brevi controlli di studio. Capite quale è l’ora migliore per vostro figlio per studiare. Ricordatevi che il ragazzo dislessico necessita di tempi supplementari di recupero dopo il rientro da scuola, egli ha dovuto investire più energie dei coetanei. La lettura quotidiana è importante per poter sviluppare le abilità e le strategie in tale campo. Quando il ragazzo è stanco e frustrato intervenite leggendogli ad alta voce i testi, ciò può aiutarlo ad apprezzare il testo. Ricordatevi che il testo può essere anche ascoltato.

ESEGUIRE I COMPITI.

Dividete i compiti in parti eseguibili in tempi ragionevoli. Fate fare delle pause. Incoraggiate il ragazzo a produrre, con calma, compiti di buona qualità piuttosto che cercare di finire tutto male e in fretta. Il ragazzo dislessico spesso si scoraggia se la quantità di compiti è eccessiva. Controllate se il ragazzo capisce le consegne del compito, leggetegliele ad alta voce se sono di difficile comprensione. Se necessario, eseguite con lui i primi esercizi. Nei componimenti scritti, prima che inizi, aiutate il ragazzo, oralmente, a sviluppare le idee secondo un ordine logico; insegnategli il vocabolario specifico di cui ha bisogno. Se necessario, in forti disortografie, siate la sua scrittrice in modo che il suo pensiero possa svilupparsi indipendentemente dalla sua disabilità.

CONTROLLO DEI COMPITI

Insegnate a vostro figlio a rivedere i propri compiti, correggendoli e migliorandoli, ciò lo renderà indipendente da voi. Insegnategli ad usare un computer con il correttore ortografico, incoraggiatelo a velocizzare la digitalizzazione. Se il ragazzo è lento nell’esecuzione dei compiti, incoraggiatelo ad usare una sveglia, in modo che realizzi i tempi impiegati e impari a razionalizzarli. Quando il ragazzo completa in modo soddisfacente i compiti, lodatelo e sottolineate le cose fatte bene!

Fonte; AID iTALIA ღஐღ.

martedì 18 settembre 2012

Come insegnare al bambino ad essere ordinato

Insegnare l’ordine ai bambini non è una cosa semplice, purtroppo. I piccoli hanno le loro inclinazioni caratteriali e correggerle a volte può essere davvero un’impresa, ciò che conta però è non rimandare. Vi assicuro che continuare a ripetere: “Aspettiamo che sia più grande”, non è la scelta giusta. Per insegnare a riordinare le proprie cose, è necessario fingere che tutto sia un gioco.
Abituare i bambini a trovare tutte le loro cose in un posto preciso regala un senso di familiarità. È rassicurante sapere che nel cesto ci sono i lego, sul letto i pupazzi, nel primo cassetto le macchine e sulla mensolina i libretti colorati. Crea un ambiente piacevole per i piccolini, ma anche un luogo, dove possono muoversi con senso pratico.
Perché questo luogo si mantenga tale è necessario rimettere le cose al loro posto? Non impeditegli di giocare e fare anche confusione. Il bello dei momenti ludici è proprio quello di divertirsi e di sperimentare: costruire case o oggetti strani, disegnare e colorare, dare sfogo alla fantasia. Finito il gioco tutto, come per magia, deve tornare al suo posto.
I pupazzi hanno bisogno di andare a casa, sul lettino e le macchinine devono seguire un percorso stravagante prima di tornare in garage (nel solito cassetto). Per ricominciare a giocare, domani, tutto deve stare di nuovo lì. Non date il vizio di mettere a posto voi per loro. Fate insieme, perché devono imparare, ma non possono pensare che mamma faccia il lavoro faticoso. È anche riordinare i propri giochi è un modo per dargli delle responsabilità.
È ovvio che tutto dipende dall’età. Quelli piccoli, magari indicheranno solo il luogo giusto, quelli più grandicelli invece contribuiranno a riassettare per poi essere degli adolescenti totalmente autonomi. Un passo alla volta, anche piccolo, ma verso l’indipendenza. Non è complicato, diventa più difficile con il passare degli anni.

Tratto da Leonardo.it, nella sezione Tutto Mamma